La Società Operaia di Mutuo Soccorso di Borgiallo è stata fondata nel 1893, in tempi quindi relativamente recenti. Tuttavia essa si inserisce in quell’ampio movimento di solidarietà e di mutualità che affonda le proprie radici ben più indietro negli anni, fin dall’inizio del 1700, e che trova proprio in Piemonte terreno fertile e concrete occasioni di sviluppo.

E’ infatti del 1708 la costituzione a Torino della “Società degli orefici della città di Torino”; del 1736 la costituzione del “Pio istituto dei cappellai”; del 1780 la nascita del “Pio istituto dei fabbri ferrai”. Complessivamente nel corso del secolo vengono costituite 12 società. Il retroterra culturale di queste iniziative è costituito dai primi fermenti della politica liberale, che vedono nell’associazionismo finalizzato al mutuo soccorso una concreta realizzazione del diritto di associazione e di riunione, e quindi un’occasione per la diffusione dei principi di libertà. Si tratta però di sodalizi caratterizzati da una impostazione elitaria e corporativa: possono partecipare soltanto gli artigiani, con esclusione dei manovali, e l’associazione è limitata agli appartenenti alla stessa arte o mestiere.

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pagine-storia-torinoIl nuovo secolo porta con sé grandi novità. Anche in Piemonte si creano le condizioni per una nuova vitalità dell’economia, dopo la decadenza e la stagnazione che aveva caratterizzato gli anni della restaurazione. Nascono nuove attività produttive, accanto all’artigianato si afferma l’impresa industriale, il commercio si sviluppa rapidamente. Il segnale di questa novità è dato dalla organizzazione in Torino della prima grande “Esposizione industriale, commerciale ed agricola”, che si tiene nel 1829 con 510 espositori.

Con l’avvento di Carlo Alberto, che sale al trono a metà secolo, viene dato impulso alla costruzione di strade, di ferrovie e di canali al servizio dell’attività economica. Vengono aboliti i divieti di esportazione ed importazione dei prodotti, vengono ridotti i dazi, si stipulano importanti contratti di commercio. Naturalmente il maggior dinamismo dell’economia si accompagna con una trasformazione delle condizioni sociali: nasce il proletariato industriale ed urbano, caratterizzato da condizioni di povertà e di sfruttamento; nelle campagne si affermano modalità di organizzazione aziendale caratterizzate dal lavoro dipendente; inizia l’esodo e lo spopolamento delle zone collinari e montane in cui domina una diffusa povertà.

La modernizzazione dell’economia si accompagna all’innovazione politica ed istituzionale. Nel 1848 viene concesso lo Statuto, e la forma di stato e di governo si avviano sia pure con fatica verso la democrazia, il parlamentarismo, la divisione dei poteri. Il re non è più il monarca assoluto, ma molte funzioni di governo vengono esercitate da un “gabinetto” di ministri che deve avere la fiducia del parlamento. Nella carta fondamentale dello Stato vengono garantite le libertà di base, tra cui quelle di associazione e di riunione, pur con le forti limitazioni previste dalle leggi di polizia.

In questo contesto di cambiamento trova nuovo impulso l’associazionismo economico, che assume però forme diverse rispetto al passato, più adatte ai tempi e ai problemi. Nel 1848 viene costituita la prima società generale operaia di mutuo soccorso, a Pinerolo. Questo sodalizio, “rinunziando al vecchio sistema delle classi e delle corporazioni” mira a “raccogliere in un solo blocco tutti i lavoratori pinerolesi, qualunque sia il mestiere esercitato”. Nel 1850 la Gazzetta del Popolo annuncia la costituzione in Torino di una “Associazione degli operai” che ha per scopo “l’unione, la fratellanza, il mutuo soccorso e la scambievole istruzipagine-operai-traforo-frejusone, e così di aiutarsi e soccorrersi a vicenda per mezzo di un individuale contributo”. Lo Statuto viene approvato il 3 marzo 1850 da oltre 500 operai.

Le caratteristiche di queste società sono fortemente innovative rispetto al passato. Intanto sono “generali”, si rivolgono cioè a operai e artigiani indipendentemente dal settore di attività. In secondo luogo la mutualità è finalizzata alla lotta alla povertà ed alla miseria, cioè interviene nella nascente questione operaia. In terzo luogo sono “patriottiche”, cioè si ineriscono in quel filone del dibattito politico che mantiene viva la questione nazionale e pensa al Piemonte come al protagonista della rivoluzione italiana.

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La costituzione della Società Operaia di Torino è un segnale importante: in molte città si segue l’esempio della capitale del regno, e nascono nuove iniziative. Si avviano anche tentativi di coordinamento tra le associazioni già esistenti, sia per dare maggior forza economica e politica al movimento, sia per consentire lo scambio di servizi tra le diverse realtà. Nel 1853 si riunisce ad Asti il primo Congresso delle Società Operaie piemontesi. L’ultimo si riunirà a Novi Ligure nel 1859. Nel 1860 le Società Operaie si riuniscono a Milano per la celebrazione del primo congresso italiano.

La costituzione della Società Operaia di Borgiallo va inquadrata nel contesto ricordato. Non si è trattato di un fenomeno isolato, ma di una tappa nella diffusione di un movimento che dalle grandi città passava a tutti i piccoli centri, e che si diffondeva oltre i confini piemontesi. Un movimento caratterizzato da un dibattito interno molto vivace, da profonde divisioni politiche e culturali, dal confronto tra le nascenti componenti socialiste e cattoliche e quelle liberali, vicine ai governi dell’epoca. Un movimento che tendeva a superare le tradizionali finalità mutualistiche per assumere ruoli di tipo sindacale. Di fronte a queste tensioni la materia venne disciplinata dalla legge, che ricondusse le Società Operaie nell’ambito tradizionale delle finalità mutualistiche. Si tratta della legge 15 aprile 1886 n. 8918.

Proprio a questa legge si riferisce lo statuto della Società Operaia di Borgiallo, che viene approvato il 5 febbraio 1893 nel corso di una assemblea tenuta “in una sala al primo piano del palazzo municipale” davanti al notaio Gallo avv. Mario, “iscritto presso il distretto notarile di Ivrea alla residenza di Frassinetto”. Compaiono 30 uomini, tutti “proprietari e residenti a Borgiallo”. I testimoni sono Laurenti Domenico fu Carlo e Pereti Giuseppe fu Carlo, “proprietario il primo e maestro il secondo”.

hrGI_IN20p012p013L’atto costitutivo precisa gli scopi del nuovo sodalizio: “Assicurare ai soci un sussidio nei casi di malattia, provvedere di un magazzino di previdenza di generi di prima necessità per distribuirli ai soci e promuovere con tale mezzo lo sviluppo di vantaggi morali e materiali della società stessa”. Più aulica la descrizione degli scopi dettata dall’art. 1 dello statuto: “E’ costituita in Borgiallo una società di artisti, operai e commercianti con un magazzino di previdenza, il cui scopo è la fratellanza tra i soci, la reciproca istruzione, il mutuo soccorso e di provvedere a generi di prima necessità per distribuirli ai soci, e promuovere con tale mezzo lo sviluppo di vantaggi morali e materiali della società stessa”. Un testo probabilmente copiato da qualche associazione consorella, senza andare tanto per il sottile: è improbabile la citazione degli “artisti” tra i fondatori della società, ed appare strana la dimenticanza dei contadini, che costituiscono la componente più importante della compagine sociale.

E’ molto interessante la rigorosa disciplina, contenuta nello statuto, delle principali funzioni della Società. E’ prevista la concessione ai soci ammalati di una sovvenzione da richiedersi presentando la certificazione del medico. La sovvenzione viene concessa per giorni 90, ed è stabilita in lire una per i primi trenta giorni, in lire 0,75 per i trenta giorni successivi, ed in lire 0,50 per gli ultimi trenta giorni. E’ prevista la nomina da parte del Consiglio di appositi “visitatori”, che hanno il compito di recarsi con frequenza presso le abitazioni dei soci ammalati, sia per accertarsi delle loro condizioni, sia per non far mancare loro la necessaria assistenza.

Analoga accurata disciplina è prevista per l’utilizzo del magazzino dei beni di prima necessità. Ogni socio è dotato di un apposito libretto in cui vengono annotati i prelievi effettuati. Nel magazzino  non possono accedere estranei. Il socio che sarà sorpreso a prestare il proprio libretto ad altri sarà sospeso dai benefici.
E’ difficile trovare documenti che consentano di ricostruire la vita della Società. Probabilmente i progetti dei fondatori si sono rivelati difficili da perseguire, se soltanto nel 1913 l’assemblea generale dei soci poteva deliberare l’acquisto del terreno e la costruzione ndi una sede propria. Era presidente Giovando Giorgio. Già il 5 ottobre dello stesso anno la sede sociale, un po’ più piccola di quella attuale, veniva inaugurata solennemente. Esecutrice dei lavori era stata, a tempo di record, l’impresa edile Borga Antonio.

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pagine-storia-1921Nel 1921 la Società decide di dare vita a nuovi strumenti per il perseguimento di uno degli scopi più importanti previsti dallo Statuto, quello della gestione di un magazzino per i generi di prima necessità. Viene costituita la “Società anonima cooperativa di consumo”, con un’assemblea che si tiene “nella sala al primo piano dei locali della società operaia” in data 3 aprile. L’iniziativa ha molte ambizioni, che sono testimoniate da frammenti di corrispondenza con varie ditte fornitrici di prodotti per l’agricoltura, per la casa, per la persona. Un lavoro più attento sui pochi materiali disponibili forse consentirà di ricostruire l’attività della cooperativa di consumo, e le ragioni della sua scomparsa. Analogo lavoro di ricerca andrà condotto per conoscere il ruolo della società negli anni venti e trenta, come punto di riferimento della vita del paese dopo la soppressione dell’autonomia amministrativa e il trasferimento del Comune a Cuorgnè. Presso la Società aveva sede il circolo ricreativo “Umberto 1°”, che organizzava spettacoli e rappresentazioni teatraliò. Probabilmente la Società era anche il punto di riferimento per i modesti focolai di resistenza morale al fascismo trionfante, se i suoi locali e i suoi frequentatori sono stati talvolta oggetto di minacce ed aggressioni.

Immediatamente all’indomani della guerra riprendono iniziative e lavori, nel generale clima di entusiasmo per la fine di un periodo terribile per l’Italia. Nel 1947 ricorre il 54° anniversario della fondazione della Società. Una data che abitualmente non si ricorda, ma che quell’anno viene solennizzata perché si inaugura l’ampliamento dell’edificio sociale, con la costruzione del nuovo grande salone adibito soprattutto al ballo. E’ l’occasione per ripercorrere un po’ di storia, ma soprattutto di guardare al futuro, alle prospettive che sono aperte dall’entusiasmo di una nuova leva di giovani e dalle rinate libertà politiche e civili.
Da allora sono passati 65 anni. 100 sono gli anni che ci separano dalla inaugurazione della sede sociale nel 1913. E 120 dalla fondazione nel 1893. Non sono cambiati soltanto i locali della Società Operaia, ma anche l’attività del sodalizio e il suo ruolo nella vita del paese. Gli originali scopi mutualistici sono quasi completamente venuti meno, e l’attività degli amministratori si è concentrata nella salvaguardia e nel miglioramento del patrimonio edilizio che i nostri avi ci hanno lasciato. Non è cosa meno importante, perché costituisce un elemento fondamentale nella vita del paese. Un paese non esiste se non c’è il municipio, la chiesa, l’ufficio postale e un locale per ritrovarsi. La Società continua quindi ad essere essenziale per la vita di Borgiallo, anche se in forme diverse dal passato.

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E’ giunto però il tempo per ripensare il suo ruolo, per renderne più dinamica la vita, per farla contare di più. E per provare a riprendere gli originari scopi di solidarietà. A questo ci spinge anche una nuova disciplina legislativa delle Società Operaie, uscita di recente, che innova rispetto all’antica legge del 1886. In questa duplice direzione devono operare gli amministratori attuali, perché questa nostra antica istituzione mantenga la memoria del passato e costruisca nuove forme di servizio per la comunità borgiallese.